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Silenzio (e orgasmi) in sala

Fino a un paio di decenni fa, in molte città italiane, si poteva incappare in cartelloni cinematografici ammiccanti che promuovevano proiezioni “per adulti”. La criptica scritta “V.M.18”, spesso stampata su cartelli sgangherati dai colori fluo, risaltava su sguardi seducenti, culi felicemente strabordanti, corpi pelosi e titoli a volte surreali, spesso ironici e per molti, che da bambin* o da adolescenti in queste immagini ci sono inciampati, davvero indimenticabili.
I cinema “a luci rosse” hanno per molti anni rappresentato il luogo in cui condividere piaceri, visioni, fantasie ed esperienze. Frequentati per lo più da uomini in cerca di stimoli masturbatori o di incontri principalmente con altri uomini e con sex worker, oggi stanno via via scomparendo sebbene siano stati – anche in Italia – tra i principali luoghi in cui fruire collettivamente di filmati soft e hardcore.

Da sinistra a destra le locandine di alcune delle prime pellicole del 1930; "Emmanuelle", un classico del cinema erotico francese (1974); "Clitò" (1980), film italo-francese che esce in Italia dopo aver subito i tagli di ben 14 scene.

Qualcuno ci sarà entrato dall’ingresso principale col passo sicuro del divertimento e dell’abitudine, qualcuno da una porta laterale con le spalle strette di vergogna e lo sguardo basso. Qualcun altro, invece, chissà con quali emozioni dentro e in mezzo ai fianchi, ci avrà vissuto la sua “prima volta”.

I cinema per adulti erano una vera e propria istituzione, potevano trovarsi anche in luoghi molto centrali delle città e sono stati per decenni luogo di incontro ma anche di formazione: quanti ragazzi ci sono andati per vedere direttamente, in modo chiaro e senza tabù, scene sessualmente esplicite? E quanti sono stati coloro che hanno esplorato o vissuto desideri omoerotici seduti di fianco a qualcuno anche lui col cazzo in mano? Quanti, eccitati e protetti dalla penombra, hanno vissuto esperienze altrimenti impossibili alla luce del giorno poiché considerate immorali o contro natura? Solo l’odore di una sala di un cinema porno di provincia potrebbe restituirci quanti fluidi, quante esperienze e quanto piacere hanno riempito quelle sale. Un piacere tuttavia prevalentemente maschile. Basato su un’esperienza di gruppo e parte di un rituale collettivo in cui farsi e riconoscersi uomini desideranti, eccitati e con la possibilità di esplorare – più o meno in penombra – il proprio godimento.

Un cinema per adulti a Combat Zone, il quartiere a luci rosse della città di Boston, Massachusetts (USA).

Ci sono state anche donne che hanno goduto di quell’eccitante buio in sala? Se sì, con chi e perché hanno esplorato i propri corpi contorti su poltroncine sintetiche e probabilmente  incrostate di sperma secco? Quali soggettività hanno goduto illuminate dalle luci rosse dei cinema Excelsior, Corallo, Mignon?

Oggi, a causa dei grandi cambiamenti legati alla diffusione dell’home entertainment prima e del porno online poi, i cinema a luci rosse sono andati via via scomparendo. Le pellicole sono diventate VHS e la visione dei film per adulti è passata dall’essere un momento collettivo di godimento in uno spazio pubblico, a esperienza per lo più privata e domestica: vissuta in modo individuale, a volte di coppia o – come qualche adolescente degli anni ʼ80 e ʼ90 sa bene – in piccoli gruppi, prima che qualcuno potesse scoprirlo.

L’ingresso del Drake Theater, nella cittadina di Wilson, Nord Carolina (USA). Inizialmente era un teatro, ma dagli anni ʼ60 diventa un cinema per adulti.

Le luci rosse si sono spente ma hanno iniziato a illuminare altri contesti, altre stanze, altri luoghi. Tuttavia i desideri che guidano la scelta di vedere immagini (più o meno) sessualmente esplicite sono sempre gli stessi: conoscere, esplorare, eccitarsi, godere. A volte insieme e a volte da sol*; a volte di corsa e a volte, invece, prendendosi il tempo di scegliere e farsi sorprendere dall’inaspettato. Ma sempre attraversati dal turbamento del desiderio, perché tutt* abbiamo le luci rosse dentro. Bisogna solo saperle accendere.

La biglietteria di un cinema per adulti a Combat Zone (1974, foto di Grant Spencer).

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